Appunti della settimana #14

In questi giorni mi è capitato di riprendere in mano il mio netbook da 10 pollici. All’epoca è stato davvero un buon acquisto e ancora oggi è sicuramente meglio del 90% dei tablet Android in circolazione. L’unico difetto è la risoluzione sotto i 720p, elemento che sicuramente penalizza l’aspetto multimediale.

Per ottenere un po di spazio in più sul display ho pensato che si potesse “eliminare” la barra dei menu delle applicazioni, spostandola in un aree a scomparsa. Di serie KDE supporta appmenu ovvero il posizionamento della barra dei menu dei vari programmi in un plasmoide in alto.

Il tutto si attiva in modo semplicissimo, infatti dopo aver installato il pacchetto:

sudo pacman -S appmenu-qt

Basterà andare su Impostazioni>Aspetto delle App>Regolazione fine>Stile barra del menu e scegliere: “Barra dei menu in cima allo schermo”.

Dopo un esserci sloggati e riloggati i programmi verranno visualizzati cosi:appmenu

In questo modo abbiamo ottenuto più spazio sul monitor. Si tratta di una soluzione molto comoda visto che la maggior parte del programmi di KDE ha delle scorciatoie personalizzabili delle azioni, come: “salva, annulla, ecc”, direttamente nella finestra principale del programma (tipo il bottone “apri nuova tab” su konsole). Dunque nel 90% dei casi non sentiremo la mancanza dei menu completi. Idem per Firefox e Chrome che usano dei menu personalizzati racchiusi in un unico bottone.

Se invece vogliamo la barra dei menu come su OSX possiamo usare un pacchetto su AUR:

yaourt -S kdeplasma-applets-menubar

Una volta installato ci basterà aggiungerlo sul pannello di KDE come un normale widget et voilà avremo finito 😀

appmenu_osx

:# /dev/null/

Arch Linux: condividere stampante in rete locale

Non so il perché ma certi PDF sono diversi, tipo uno mi diceva che gli mancavano i moduli XFA e dunque non mi faceva aprire il file correttamente. Ma ovviamente c’era la necessità di stampare il tutto dunque ho dovuto condividere la mia stampate con il pc di mio padre che usa Windows XP, dove si riusciva a leggere il file.

Prima di tutto dobbiamo avere installato cups e poi si deve configurare la nostra stampate, una volta fatto editiamo il file di configurazione di cups:

sudo nano /etc/cups/cupsd.conf

e aggiungiamo queste righe in grassetto:


# Restrict access to the admin pages...
Order allow,deny
Allow all

# Allow shared printing...
Order allow,deny
Allow all

Fatto questo salviamo il file e riavviamo cups per sicurezza:
sudo systemctl restart cupsd.service

Ora sempre per sicurezza adiamo su Impostazioni di sistema>Stampati e selezioniamo la voce “Condividi questa stampate” se non è già selezionata. Se vogliamo essere pignoli controlliamo anche le voci su Preferenze di sistema: “Permetti la stampa via internet” e “Condivisi le stampanti connesse a questo sistema”.

Ora andiamo sul pc con Windows, dal pannello di controllo clicchiamo su stampanti e installiamone una nuova scegliamo di installare una stampante condivisa in rete. Ci verrà chiesto di inserire l’indirizzo della stampante che dovrebbe essere del tipo:

192.168.1.XXX:631/printers/nome_della_stampante

Se non conoscete l’indirizzo ip locale potete saperlo digitando il comando ifconfig e alla voce inet dovreste trovare il vostro ip locale, se ifconfig non funge provate con ip addr. Per il nome della stampante invece vi basterà leggerlo dalla voce “Stampanti” su Impostazioni di sistema alla voce “nome”.

stampante_condivisa_archlinux

Aggiunta la stampate selezionate il drivers corretto e se non lo trovate niente panico potete installarlo da cd, se non avete il cd selezionate un drivers generico o quello con il modello più vicino al vostro (come ho fatto io), dovrebbe andare bene.

Ora provate a lanciare una stampa di prova e se la stampante risponde abbiamo finito!

:# /dev/null/

Fonti: 1,2,3,4

Miglioriamo la resa dei font con Infinality

Dopo un periodo passato al lato oscuro dell’ascella il mio amico Gianguido ha deciso di ritornare al lato chiaro della forza aka KDE. Però non trovava soddisfacente la resa dei font (si lo so è un fottuto hipster ma che ci vogliamo fare?). Cosi ha installato Infinality al posto del classico freetype2.

Guardando i suoi risultati via twitter non ho notato molte differenze ma ho voluto testare con mano (anzi con gli occhi) la cosa dunque ho installato Infinality pure io. Su Arch Linux si hanno due scelte la via standard o quella facile, io ho scelto quella standard perché cosi mi ha consigliato Gianguido.

Dunque ho usato AUR al posto di installare un repository extra, quindi ho aperto le danze cosi:

yaourt -S lib32-freetype2-infinality

Ho usato il prefisso lib32 perché uso un sistema a 64bit, se voi ne usate uno a 32bit togliete il prefisso. Quel comando si porta dietro un po di roba e vi chiederà di sostituire alcuni pacchetti con la versione multilib, ditegli di si e installate il tutto.

Per comodità potete anche installare il tool da shell di infinality: yaourt -S fontconfig-infinality

Una volta finito di installare il tutto abbiamo finito e ci basterà uscire e rientrare nella sessione per visionare i risultati.

Sempre Gianguido mi ha suggerito di settare lo stile dei font su OSX e lo sharpening su ChromeOS, oltre tutto mi ha consigliato anche Lato un font davvero bello anche se non so quanto durerà sulla mia configurazione visto che preferisco ancora Droid Sans.

Dunque installiamo il font: yaourt -S ttf-lato

Settiamolo e poi andiamo a modificare lo stile e lo sharpending sul file di confing di Infinality chiamato infinality-settings.sh che si trova dentro la directory /etc/profile.d

Modifichiamo la voce: USE_STYLE="OSX"

Poi editiamo quest’altra voce: export INFINALITY_FT_CHROMEOS_STYLE_SHARPENING_STRENGTH=50

Salviamo e terminiamo la sessione, rifacciamo i login et voilà godiamoci la nostra nuova resa dei font. Se non ci piace il tutto ovviamente possiamo sempre ritornare alla configurazione precedente reinstallando il vecchio pacchetto freetype2.

infinality

:# /dev/null/

Fonti 1,2.