Addio suricata

Dopo più di 12 mesi di servizio Ubuntu 10.10 (nelle vesti di Linux Mint 10) ha abbandonato la mia macchina principale (ovvero quella su cui lavoro principalmente). Ubuntu 10.10 è stata l’ultima distro made in canonical che mi ha soddisfato e forse rientrava in una delle meglio riuscite. Un vero peccato che se ne sia andata anche per con se porta via anche il caro vecchio Gnome2 che resterà sempre nei nostri cuori da nerd.

Ma tornando alla pornografia rieccomi qui a parlavi dalla mia macchina principale (aka il fisso nuovo) dalla mia nuova fiammente Archlinux+KDE.

L’installazione non mi ha rilevato soprese inaspettate, dopo una decina di volte ormai ci si prende la mano. Il post-installazione però è stato molto insidioso complice il fatto forse che l’ISO più aggiornata al momento disponibile risale ad agosto 2011 (si cazzo sono 9 mesi e praticamente Arch ha cambiato faccia).

Dunque dando il primo “pacman -Syu” tzdata non era molto convito di essere aggiornato quindi mi sputava fuor un grazioso errore:

error: filed to commit transaction (conflicting files)
glibc: /usr/bin/tzselect exists in filesystem
glibc: /usr/sbin/zdump exists in filesystem
glibc: /usr/sbin/zic exists in filesystem
Errors occurred, non package were upgraded

Dunque non potendo restare ad espettare le sue elucubrazioni l’ho rimosso:
pacman -Rdd tzdata

Poi ho continuato aggioranto pacman (si prima mi aveva comunicato che voleva essere aggioranto per primo) quindi:

pacman -S pacman

Dando un altro “pacman -Syu” mi uscivano fuori altri due simpaticissimi errori:

errore: impossibile eseguire l'operazione richiesta (file in conflitto)
initscripts: /etc/profile.d/locale.sh è già presente nel filesystem
filesistem: /etc/mtab è già presente nel filesystem
Si sono verificati degli errori, nessun pacchetto è stato aggiornato.

O gioia. O gaudio. O letiza o akfjafjafafkafk.

Riprendendo la calma e sempre cercando sul wiki di arch e poi su Google trovo la soluzione per il primo errore:

pacman -S filesystem --force
pacman -Syu

e poi per il secondo:
pacman -Syuf

Fatto questo mi è stato possibile aggiornare il sistema, successivamente ho installato xorg, mesa, i drivers nvidia e poi KDE. In fine ho creto il mio utente e ho configurato sudo affinché possa essere usato a dovere.

Da li ho dato il mio primo starx (dopo aver creato il file .xnitrc nella mia home directory) ma xorg mi pigliava pesci in faccia perché invece di scricre nello .xinitrc “startkde” avevo scritto “starkde” una “t” di meno che mi ha causato 5 minuti di bestemmia e di elucubrazioni del tipo “cazzo mi devo essere scordato di installare xorg forse” oppure “merda devo aver fatto qualche minchiata installando i drivers nvidia”. Ovviamente prima di rifare varie procedure e riti sacri con sacrifici animali ad Odino ho controllato che avessi scritto bene quello che dovevo scrivere e resomi conto del mio errore ho prontamente corretto (non prima di aver sbattutto più volte la testa sulla scrivania) e ho ridato startx.

In fine fu un sussegursi di erezioni ed orgasmi di cui vi ho già ampiamente parlato nei mie precedenti post. Insomma “tanta roba” di cui tanti fanno a meno lasciandosi alle comodità delle distro preconfezionate ma di cui io non posso far più a meno.

:# /dev/null/

PS: eccovi i link da dove ho preso le soluzioni a gli errori: 1,2,3

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10 thoughts on “Addio suricata

  1. Arch dà sempre grandi soddisfazioni! 🙂
    Comunque, per le esperienze future, puoi utilizzare uno dei seguenti metodi per installare ed evitarti questi spiacevoli inconveniente al primo pacman -Syu.

    1) Installare il sistema utilizzando la modalità netinstall, in questo modo il tuo nuovo sistema sarà fresco fresco come appena aggiornato sin dal primo avvio.
    2) Installare il sistema utilizzando le iso archboot che vengono create molto più di frequente. Se vuoi approfondire vai qui:
    https://wiki.archlinux.org/index.php/Archboot

    Happy Arching =)

      • Non viene rigenerata ogni settimana debian testing?

        Comunque se leggi nel wiki viene specificato che il progetto è una ramo non ufficiale di arch e infatti se mai ti capiterà di installare utilizzando archboot ti accorgerei che l’installer è (mooooooooooooooolto poco) diverso rispetto a AIF nudo e crudo.
        Di fatto però credo che la comunità e gli sviluppatori stessi di arch vedano archboot come un progetto semi-ufficiale tant’è che le iso sono presenti in quasi tutti i mirror di arch. =)

      • emh si volevo scrivere settimana ma ho scritto mese xD

        A quindi è un proceggo semi-ufficiale e come mai non lo si rede ufficiale ? Anche solo per rilaciare una ISO stable to ogni 6 mesi cosi da evitare esperienze del mio tipo.

  2. Perchè non posso più fare un reply al tuo ultimo commento???
    Beh a parte questo! =)
    Io credo (e sottolineo che questa è solo l’dea che mi sono fatto) che archboot non venga reso un pacchetto ufficiale per due motivi:
    1) Non vogliono
    2) Non serve

    o per spiegarla senza fare tanto i mistici misteriosi:

    1) Il team di arch non si vuole addossare un progetto del genere in quanto ritengono sufficiente probabilmente il ciclo di rilasci che adottano loro e preferiscono usare le loro forze per altri scopi. Forse anche per il fatto che puntano molto sulla netinstall che risolve i problemi di vecchiaia delle ISO.

    2) E questo credo sia il motivo principale; Arch crede nella sua comunità e non ha bisogno di rendere ufficiale il progetto, è sufficiente la bontà stessa del progetto per essere trattato come tale anche se non lo è. In altre parole, il progetto c’è, è mantenuto da un membro della comunità ed è ben fatto, questo basta.

    • Strano neanche io riesco a fare reply al mio commento, bhu sarà un bug di wordpress.

      Cmq grazie per l’interessante spiegazione, forse siamo tutti un po abituati al tipo di comunità stile Debian che tende a rendere ufficiale tutto ciò che è utile con il consenguente aumento della “burocrazia”.

      Arch invice lascia molte responsabilità alla comunità pur supportandola ufficiosamente il che fa capire quanto siano diffeneti una comunità dall’altra.

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