Hacker e Cracker la differenza c’è

Un commentatore di nome lucifersam86 nel precedente post mi ha fatto una richiesta di un post che spiegasse la differenza tra hacker e cracker.

Be allora partiamo col dire che io non sono un hacker e a malapena posso definirmi un nerd, perché ho imparato che nel mondo informatico di vuole sempre una buona dose di umiltà, certo anche io ho avuto i mie momenti da troll e ho anche realizzato tanti epicfail.

Ma prendiamo subito il toro per le corna, gli hacker non sono quelli raccontati dai telegiornali o da i vecchi film degli anni 80, oggi l’hacker occhialuto, gobbo, grasso, peloso, puzzolente, egocentrico e megalomane è quasi un mito, certo magari esiste gente ancora cosi ma sono pochi e meno cattivi di quanto possano descriverli i giornali, quindi siamo di fronte ad uno stereotipo sociale radicato nella società occidentale.

L’origine del termine hacker deriva dal verbo inglese “to hack” ovvero rompere, fare a pezzi. Tutti noi siamo stati tanti piccoli hacker quando eravamo piccoli, ovvero tutti noi abbiamo condiviso l’istinto di curiosità  che ci spingeva a chiederci: “e se io rompo il televisore dentro ci trovo i mezzi busti che aspettano le notizie? Ci trovo i teletubbies?” Oppure: “se rompo la radio dentro ci trovo un omino che mi canta una canzoncina?” E molti di noi si sono spesso ritrovati a rompere un oggetto per sapere e capire come fosse composto al suo interno mossi dall’istinto di curiosità insito in noi dalla nascita. Insomma tutti noi da piccoli (e anche da grandi) siamo stati piccoli hacker, certo non nel senso letterale del termine.

In particolare il termine “hacker” ha avuto origine al MIT negli anni 50 del secolo scorso gli hacker erano coloro che per curiosità e per burlarsi delle regole del campus oppure anche solo per fare uno scherzo si infiltravano nelle zone riservate del campus oppure facevano delle semplici burle via telefono (chi non conosce le bluebox create da Steve Jobs e Wozniak?). Questo “divertimento creativo” fondo le basi per le future mutazioni delle parole per indicare le azioni di “hacking”. Via via questo termine venne sempre più adottato e affiliato all’ambiente informatico e oggi questo termine è praticamente usato solo per indicare i “genietti informatici”, di fatti oggi gli hacker più famosi sono Linus Torvarlds, Richard Stallman, Steve Jobs, Steve Wozniak e Bill Gates.

Ora al di la della fama che oggi hanno questi nomi, ai nostri giorni come fare per riconoscere il “vero” hacker? Be bisogna precisare che esistono diversi tipi di hacker, ogni hacker è potenzialmente unico. Possiamo differenziare gli hacker con un etica precisa e hacker senza etica anche se lo stesso concetto di etica può essere soggettivo e relativo quindi esistono diverse etiche quindi il termine “senza etica” è forse usato in modo improprio

Gli hacker sono coloro che proseguono un obbiettivo che è comune a tutto il mondo hacker (e anche ai cracker), ovvero la ricerca della conoscenza, tutta quella che si possa ottenere con i propri mezzi leciti o meno.

Solitamente un hacker quando accede illecitamente dentro un sistema informatico oltre che per la sfida con se stesso lo fa per ottenere conoscenza, non tanto la conoscenza contenuta dentro il sistema informatico attaccato tanto per la conoscenza che si acquisisce attaccandolo. Superare le sfida di vincere sistemi di sicurezza e apprendere come vincere gli ostacoli è il sapere anelato dall’hacker. E questo non vale solo per “bucare immensi sistemi di sicurezza” ma vale anche per risolvere un enigma, per risolvere un problema con il proprio modem, per riparare un pc, per capire come funziona un programma o un sistema informatico (di fatti molti hacker e cracker sono molto intelligenti con un QI superiore alla media). Il piacere della “scoperta di come funziona” è un enorme piacere che in certi casi è anche superiore al sesso, alla fame e agli istinti biologici vari.

Ma avevo detto che avrei parlato anche dei cracker, bene la differenza principale tra un hacker e un cracker è molto semplice, sono entrambi degli “smanettoni” e magari hanno le stesse conoscenze e competenze ma un hacker quando “hackera” e rompe un sistema di solito lascia un report su come riparare il sistema e su come “fixare” i problemi di sicurezza che ha usato per infiltrarsi nel sistema e in oltre non diffonderà mai su internet i dati riservati che ha trovato in quel sistema come ad esempio i numeri di conto corrente o altri dati “sensibili”. All’hacker interessa la sfida. Mentre l’obbiettivo dei cracker non è tanto la sfida ma è semplice voglia di fare danni e di guadagnare sulla pelle del proprietario del sistema informatico.

Quindi se vogliamo possiamo definire i cracker dei veri e propri pirati informatici mentre gli hacker sono dei semplici “burloni” in cerca di conoscenza e di una sfida con se stessi per superare se stessi.

Ma voi vi chiederete “e gli hacker che hanno attaccato in gruppo le diverse multinazionali come sony, amazon, paypal e anche alcuni enti nazionali ?”

Be ormai dovreste aver capito che non esiste L’Hacker ma gli hacker, ognuno con una sua etica e con i suoi obbiettivi. Gli hacker che hanno attaccato le grosse multinazionali lo hanno fatto per “vendicare” altri hacker o per cercare di punire le multinazionali per alcune ingiustizie impunite verso i consumativi e/o verso gli utenti. Possiamo chiederci se questa “giustizia privata” sia giusta o meno, questo si ma non possiamo condannare l’intero mondo hacker per le azioni di pochi o di una parte del mondo hacker, sarebbe come se noi bollassimo come fascisti tutti gli italiani degli anni trenta ma è ovvio che non era cosi.

Ora quello che vi ho spiegato io potrebbe non riuscire a spiegare al meglio tutto il mondo hacker e tutta la filosofia che sta dietro al mondo degli hacker, tuttavia potete vederlo come punto di partenza per approfondire l’argomento o anche solo per fare chiarezza a un vostro dubbio che non eravate riusciti a risolvere.

In oltre visto che non sono un hacker potrei anche sbagliare e quindi accetto critiche e correzioni nel caso avessi errato nel descrivere l’origine e le motivazioni degli hacker. Oltre tutto questo post è molto riduttivo quindi non può di certo trattare tutto e sicuramente ci sarebbe molto altro da approfondire, quindi vi invito a visione la voce di wikipedia su gli Hacker e quella che parla dei Cracker.

:# /dev/null/

15 thoughts on “Hacker e Cracker la differenza c’è

  1. PS: Mi sono stufato di debian, iniziano ad esserci troppi bug. Sono indeciso se passare ad arch o a gentoo. Se fosse che arch segnasse i propri repo, sarei già passato😉

    • Personalmente i repo di arch sono capienti con quelli di mamma debian e poi la ci sta anche AUR che secondo me è quello che sostituisce il pinning su arch, personalmente ti consiglio arch anche perché se sei pratico ci metti poco più di 30 minuti per installarla e configurarla usando il completissimo wiki tutto in italiano😀

      Che poi cosa pretendiamo ? Scommetto che stai sul ramo unstable come il sottoscritto ? Be c’è un ragione di quel nome😛

      • Passi l’installer e cryptosetup che hanno problemi, passi che (perfino nella stable) la nuova directory “/run” aveva problemi e non riusciva nemmeno a partire udev (l’unica era segare /run in Single Mode),
        almeno si ricordassero di avvertire che il giorno X, gli sviluppatori di X.org passano dal ramo 1.10 al ramo 1.11 e che quindi ci vuole del tempo per fare il lavoro, mi sentirei più tranquillo.😉

      • per l’installer non saprei perché la mia installazione risale a più di un anno fa, rigurdo a cryptosetup il bug è ancora presente su unstable. Passando alla dir /run io la zappai via mesi fa e poi venne ricreata dai successivi update senza problemi al boot quindi non so da cosa dipenda il problema sul ramo stable. Per xorg io ho avuto un passaggio indolore su sid xD

  2. Ottimo anche se, secondo me, l’origine della parola, è dubbia. L’hacker è sia chi guida i cavalli (non ho trovato una conferma sul Web ma nel NJ si usava), chi usa l’ascia (axe) per fare cose che vanno dai mobili a farsi la barba e in genere chi vuole fare senza essere capace. Poi c’è stata un’evoluzione linguistica, positiva secondo me😀

    • Io sto studiando per diventare giornalista xD

      Ho avuto la fortuna di seguire corsi universitari che dedicano 30 ore a spiegare cosa siano gli hacker (e la loro filosofia), cosa è l’informatica, cosa sia il mondo del software libero e cosa sia esattamente GNU/Linux.

      Direi che con buona probabilità il giornalista della prossima generazione non farà più di questi errori e se li farà allora non si meriterà di essere chiamato “giornalista”.

      • Sai Picchio, queste distinzioni erano abbastanza chiare anche vent’anni fa’… addirittura quando esistevano solo i phone phreaker… e non credo che persone che si occupano da vent’anni dell’argomento non abbiano appreso le “sottili” differenze tra le due figure… a mio avviso si utilizza indistintamente lo stesso termine anche per generare un posizionamento negativo della figura dell’hacker nell’opinione pubblica… ho grosse speranze nelle nuove generazioni di giornalisti😉

      • Hai proprio ragione condizionare l’opinione pubblica o meglio la gente (nei mie studi ho imparato che l’opinione pubblica e la gente sono soggetti separati) è sempre stato l’obbiettivo dei media italiani. Speriamo nei futuri giornalisti🙂

  3. Pingback: Hacker, geek, linguaggi « Ok, panico

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